RACCONTO SICILIANO. FAVARA

Sono arrivato a Favara in macchina e il pensiero di dormirci due notti mi ha preoccupato. La prima impressione è quella di una città medio-orientale, prevale il grigio cemento che connota la distruzione, il non finito, l’abuso, la rovina e tutto quello che ti fa sentire a disagio, soprattutto quando sei in vacanza in cerca del “bello”. Nel dedalo di vicoli mi sono trovato con l’auto incastrata e coda strombazzante dietro, senza sapere quale direzione prendere per raggiungere la mia destinazione: Cortile Bentivegna. L’autista strombazzante ha accostato, dal finestrino si è scusato e mi ha fatto strada fino alla mia meta, dove ho parcheggiato (verbo inappropriato) esausto il mezzo.

Definire Favara “sgarruppata” è un eufemismo. Percorrendo il vicolo, tra i tubi di scarico in plastica sulle facciate ho incrociato un topo e dopo pochi metri un gatto morti, prede e predatori qui vengono trattati allo stesso modo.

Vicoli_Favara

A pochi metri vedo una bandierina verde con la scritta Farm Cultural Park piantata nel muro, sono arrivato, il mio alloggio è nel bel mezzo della Farm.

Come giri l’angolo si materializza un contesto completamente diverso, ma così diverso da sembrare surreale. Arte, design e tendenza?…. Qui?

Arrivo_farm

Ma partiamo dall’inizio. Organizzando il viaggio in Sicilia leggo sul Web di questo “notaio pazzo”, Andrea Bartoli, che ha scommesso in un sogno.

Ha scelto Favara, paese d’origine della moglie Florinda, invece di Parigi per provare le condizioni per vivere bene nella comunità di appartenenza. E così hanno fondato il centro culturale indipendente Farm Cultural Park il primo “parco turistico culturale” made in Sicily, un esempio tangibile «di rigenerazione urbana» riconosciuto persino dall’Ue.

La Farm ha ridisegnato il volto della cittadina che da luogo da cui fuggire – dove dice scherzando Bartoli «chi vive ad Agrigento fino a qualche tempo fa, non sarebbe andato nemmeno per sbaglio» – s’è trasformato in attrattore di energie e talenti, dove i giovani restano per provare a creare un futuro possibile.

Già, perché in sette anni, secondo un primo studio sugli impatti economici legati alla nascita del centro culturale innestato nel centro storico, sono stati investiti più di 20 milioni di euro. La Farm, e quindi Favara, è diventata meta turistica da 120 mila visitatori all’anno.

Sono nate nuove attività economiche, create opportunità di lavoro (150 occupati stabili) oltre l’indotto. Ma c’è di più, perché la Farm, che annovera tra le altre cose una scuola di architettura per i più piccoli, spazi espositivi e residenze per artisti, non è solo un luogo di produzione, sperimentazione e fruizione di Cultura, punta a creare un nuovo senso di comunità e con il recupero dell’intero centro storico a trasformare il Paese in meta turistica per diventare la seconda attrazione della provincia di Agrigento, dopo la Valle dei Templi.

Cortile_Bentivegna_e_Farm
Putin

Così, decido di passare due notti in questo luogo, immaginando qualcosa di alternativo alle straordinarie bellezze architettoniche che la Sicilia già offre, e l’esperienza che ho portato a casa rimane sicuramente tra le più significative del viaggio. Due parole sulle camere in cui ho dormito sono necessarie, le ho trovate perfettamente in sintonia con il contesto, originali nella disposizione, con letto, doccia e servizi igienici completamente aperti e senza porte, ma soprattutto corrette nella scelta dei materiali e dell’arredamento di buon gusto.

Camere

Dopo aver visitato gli spazi espositivi, gli scorci che offre la Farm e partecipato ad interessanti forum sul tema della città che casualmente si svolgevano proprio in quei giorni, ti viene ovviamente voglia di vedere cos’altro offre il paese. Così, girando per le strade, fino alla bella Piazza Cavour ho avuto modo di gustarmi una granita mentre si svolgeva un matrimonio (leitmotiv di quasi tutti i centri storici visti) e nei giorni successivi di provare l’eccezionale “Pizza d’Autore” di via Sottotenente Saieva, i dolcetti di mandorle di “Cosi Dunci” e le ottime colazioni del tipico Oasi bar. Tutto questo mi ha permesso di familiarizzare con i favaresi, speciali come tutti i siciliani, limpidi e sinceri nella loro cordialità con il turista, mai scortesi e maestri nel comprendere la sottile linea di confine tra la gentilezza e l’invadenza.

JustMarried_e_Cosi_Dunci

La sera, dopo aver visitato i siti più conosciuti dell’agrigentino, mare compreso, me ne tornavo a Favara per passare la serata in questo luogo surreale dove, nella Farm, le vecchiette sedute in cerchio sulle sedie colorate stile Kartell, parlavano di ricamo sotto al balcone dove il DJ alla consolle suonava musica elettronica (di rara bellezza). Fuori, nel paese “reale”, quest’ondata di novità/mondanità indotta dalla Farm, portava i favaresi ad uscire dalle mura domestiche per sfilare in auto o a passeggiare in Piazza Cavour e per le vie del centro. Che dire, tornavo la sera e mi sentivo a casa.

Via_Zanella