CASA DEL PORTUALE

Nel 1968, mentre io nascevo, Aldo Loris Rossi progettava la Casa del Portuale di Napoli, ed oggi, lunedì 24 aprile 2023 sono andato a visitarla.

Questa è la prima domanda: come può non rientrare nelle principali ed irrinunciabili opere storico-architettoniche da non perdere durante un soggiorno a Napoli?

Da sempre mi ha interessato poco classificarla in una corrente, e anche se Rossi rimane tra gli esponenti più autorevoli dell’architettura organica in Italia, il fascino che esercita in me credo sia più viscerale che razionale o dettato da un interesse professionale.

È il progetto di un’utopia? Un’architettura visionaria (stiamo parlando del 1968)?

È vero che il riferimento all’organismo vivente sta alla base dell’impianto architettonico, che letteralmente “cresce” davanti ai nostri occhi, ma mi affascina la volontà demiurgica di ALR che attraverso quest’opera voleva regalarci un mondo diverso, la sua visione del futuro. Quello che si coglie immediatamente, arrivando alla Casa del Portuale, è la grande energia “interiore” che, attraverso una complessa compenetrazione di volumi, si manifesta all’esterno, come se tutto l’insieme fosse governato da una forza centrifuga.

C’è la totale abolizione dello spazio cartesiano, un accumulo di forme concave e convesse che, arrivando dal centro storico di Napoli non posso fare a meno di paragonare ai numerosi scorci barocchi che ho attraversato.

La banalità di un paio di assi ortogonali non poteva rappresentare la complessità della società degli anni sessanta…figuriamoci quella di oggi.

Nonostante questa architettura sia stata definita organica, espressionista, futurista e brutalista, tutti gli “-ismi” del mondo passano in secondo piano, perché quello che risulta evidente è la totale sintonia con le invarianti zeviane, del quale Rossi era amico.

Asimmetria e dissonanza sono evidenti, ed ancor più evidente è la tridimensionalità antiprospettica, è impossibile fermarti e cogliere un prospetto principale, come per le strade di Napoli, non esiste simmetria, da qualsiasi parte si guardi ci sono volumi disassati e terrazzi non allineati, la città è complessa, la vita è complessa.

…”da nessun punto di vista si riesce a possedere l’insieme, occorre camminare: movimento, quindi tempo”(B.Zevi).

 

Certo…. il tempo, ma mi chiedo: come lo rappresenti il tempo nella redazione grafica del progetto? Come ha disegnato ALR i prospetti della sua Casa del Portuale, nel 1968 non aveva di certo a disposizione il software delle archistar contemporanee. Immagino la passione e la determinazione di quest’uomo, che ha sfidato tutto e tutti, dalla gravità alle istituzioni per portare a termine la sua opera, la sua utopia, ed ora che ho davanti a me il risultato finale, mi spiego anche il fascino e l’attrazione di cui parlavo all’inizio.

Che Liberato e Gigi d’Alessio possano divulgarne la conoscenza e favorire il restauro di questa grande opera!