IL “GUSTO” DEL VIAGGIO

DA PIACENZA A TRIESTE LENTAMENTE.

Non ho la presunzione di insegnare come scegliere mete, alloggi e temi guida relativamente al viaggiare. Decido più che altro di condividere alcune delle mie esperienze di viaggio e la sola motivazione è che mi fa piacere farlo, perché la condivisione allunga ancora un poco l’esperienza stessa. C’è un’elevata percentuale di egoismo.

La mia passione per l’architettura mi sembra evidente ed anche se il “gusto” è in primo luogo quello appunto di viaggiare, riesco sempre ad infilarci qualcosa che abbia a che fare con essa. Dall’itinerario all’alloggio, dalla meta al monumento, l’architettura attraversa l’esperienza di viaggio in maniera trasversale. Così  diventa fondamentale che durante il percorso ci sia qualcosa da visitare, che gli interni degli hotel o dei B&B siano di buona qualità e che la meta sia stimolante non esclusivamente per i canonici itinerari preconfezionati.

Il “gusto” è inevitabilmente il mio, e questo è il limite del gioco, ma ci metto dell’impegno e se riesce bene perché non condividerlo?  

Evitare l’autostrada in questo paese, soprattutto nei mesi estivi, è ormai diventato obbligatorio, a meno che non si viaggi in tir, che allora si hanno a disposizione due corsie. Così abbiamo deciso di andare a Trieste in motocicletta (mezzo che prediligo in assoluto) percorrendo solo strade senza pedaggio.

Con una settimana a disposizione abbiamo fatto la prima tappa a Bassano del Grappa, cittadina davvero rilassante e a misura d’uomo. L’arrivo al b&b Palazzetto Dieda mette immediatamente di buon umore, soprattutto dopo aver pranzato sotto ai merletti del castello di Marostica, in quanto già la raffinata reception esprime la cura e la passione della Proprietà per i dettagli.

Una parete in ferro e vetro dal disegno geometrico separa quest’ultima dal disimpegno che conduce alle camere. Tutto è accuratamente pensato e disegnato, dal bel tavolo in travertino argento iraniano con il piede in ottone, ai complementi d’arredo in ferro. Anche la camera su due livelli non delude, dal piccolo living inferiore al soppalco dominato dal letto capitonnè in pelle, tutto concorre a creare un’atmosfera calda ed ovattata valorizzata da un’eccellente qualità dei materiali usati, tutti rigorosamente naturali. Biancone, pietra di Fossena, ceppo di Grè…tutte, dico tutte le superfici, sono in pietra/marmo lavorati e trattati in modo mai banale.

Di Bassano ho apprezzato la prua dei piloni del ponte Palladiano che sembrano galleggiare sull’acqua verde, il King Kong Rhino di Li-jen Shih al belvedere di palazzo Sturm e l’atmosfera impressionista del lungo Brenta. Ho altrettanto apprezzato il tempo dilatato e rigenerante che ho passato davanti ad uno spritz e a cena da Danieli, dove sul sagrato di San Francesco ho mangiato carne così buona da rimandare i miei buoni propositi vegeteriani.

A pochi chilometri da Bassano, sulla strada per Treviso nel piccolo cimitero di San Vito di Altivole, si trova il Memoriale Brion, un capolavoro dell’architettura del novecento donato recentemente al FAI. Alla morte di Giuseppe Brion, fondatore della Brionvega, la moglie, per onorare la memoria del marito, commissionò all’architetto Carlo Scarpa questa opera dal profondo significato ed estremamente complessa. Quattro architetture galleggiano nell’erba e sull’acqua unite da un percorso che coinvolge tutti i sensi ed invita ad una riflessione universale sulla vita e sulla morte. Onorina Brion si fece seppellire di fianco al marito, sotto alla volta dell’architettura più significativa, l’arco-ponte, rivestita in tessere di vetro e foglia d’oro. Le due arche dei coniugi si avvicinano in sommità e convergono idealmente verso il cielo, come eternamente protese l’una verso l’altra.

Come sempre il controllo dei dettagli architettonici disegnati maniacalmente da Scarpa lascia sbalorditi, ma credo che in questo caso sia più importante la dimensione spirituale ed ultraterrena in cui lui vuole condurci attraverso il percorso e le soste nei vari spazi progettati. È un’esperienza multisensoriale, visiva, tattile e sonora…la superficie ora scabra del cemento armato, ora lucida dei mosaici dorati, il sentiero sull’acqua dove galleggiano le ninfee e nuotano le carpe, il tempietto “galleggiante” per la meditazione.

Come tutti i grandi artisti che attraverso le opere ci hanno donato la loro visione del mondo, così Carlo Scarpa ci ha lasciato la sua visione del paradiso.

I grandi architetti non si sono mai laureati. Mies van der Rohe, Le Corbusier e Wright non potevano vantare il pezzo di carta. E neanche Carlo Scarpa. A lui la laurea fu assegnata honoris causa nel 1978 ma gli portò male e, prima ancora di riceverla, mentre si trovava in Giappone, scivolò per le scale e perse la vita. L’Ordine professionale, poco più di venti anni prima, cioè nel 1956, lo aveva portato in giudizio, accusandolo di esercitare la professione illegalmente”,

scrive Luigi Prestinenza Puglisi. Il 30 novembre 1978 una semplice cassa in compensato marino arriva a San Vito dal Giappone. Dentro, avvolto in un kimono viola, riposa l’architetto tragicamente scomparso, che verrà sepolto anch’egli nel cimitero, vicino alla sua ultima opera. Il Memoriale fu realizzato infatti tra il 1970 e il 1978, anno della sua morte.

Tra una pausa caffè e una fermata per ammirare una villa palladiana, percorrendo la rilassante campagna trevisana ci siamo diretti a Treviso. Davanti ad un edificio di chiara ispirazione Razionalista si trova 19 Borgo Cavour, b&b dove abbiamo alloggiato.

Arredi dei nonni riverniciati, vecchie cementine, impianti elettrici lasciati a vista… potremmo dire “massima resa, minima spesa”. E perché no? Di fatto un interno dall’identità completamente diversa da quello bassanese, ma ugualmente ben pensato, confortevole e perfettamente in sintonia con la quieta atmosfera della città.

Evitando amenità consigliate come la Fontana delle Tette, peraltro copia dell’originale e quindi interessante forse neanche se si ama la categoria “maggiorate”, che si apprezza di Treviso è soprattutto la presenza costante ma discreta dell’acqua. Camminando la si incontra in tutte le sue forme, libera e corrente lungo il Sile, incanalata magistralmente nella zona dei Buranelli, dove ponticelli, mulini, case storiche e salici piangenti creano un’atmosfera romantica, infine come compagna fedele delle nostre attività quotidiane, dalla spesa sull’isola della Pescheria all’aperitivo serale.

Tra le architetture contemporanee più interessanti che ho notato a Treviso c’è sicuramente il complesso residenziale San Francesco, vicino all’omonima chiesa, dello studio Zanon e Ca’ delle Alzaie di Stefano Boeri. Quest’ultimo lo si incrocia percorrendo lo splendido lungo Sile, camminata nel parco naturale, che tra archeologie industriali, residenze e società canottieri vale la pena di intraprendere.

Tappa successiva: Trieste.

Prima di parcheggiare la motocicletta e goderci la città a piedi, ho pensato di visitare la Risiera di San Sabba, esperienza indubbiamente toccante. La “monumentalità” del vecchio stabilimento tardo ottocentesco per la lavorazione del riso, trasformato in campo di concentramento nel 1943, trasmetteva già angoscia sicuramente anche prima del progetto dell’architetto triestino Romano Boico, il quale nel 1975, ne accentuò efficacemente l’effetto realizzando sul perimetro e all’ingresso, setti giganti alti 11 metri in cemento armato.

Dopo l’esperienza toccante della Risiera la mente ha necessità di un periodo di decantazione; nulla può essere più efficace della contemplazione del mare aperto e nulla può condurre al mare aperto meglio del Molo Audace.

Trieste è prepotentemente rivolta al mare, questa è la qualità che più mi ha colpito di questa città. Ovunque io sia andato, alla fine del giorno sono tornato sul Molo Audace, per me è stato davvero magnetico.

Tra l’altro sul mare ci sono anche tra gli spazi/eventi urbani più significativi, dalla Piazza Unità d’Italia, con tutta l’architettura neoclassica che caratterizza buona parte della città, agli interessanti progetti di recupero in chiave contemporanea dei vecchi fabbricati portuali. Eataly dello studio Archea nell’ex Magazzino del Vino, dove si può mangiare completamente affacciati sul porto, la Fondazione Rogers, ex distributore di benzina “Aquila”, progettato agli inizi degli Anni Cinquanta dallo studio BBPR, di cui ovviamente E.Nathan Rogers faceva parte e che dopo il restauro è stato trasformato in distributore di cultura, e per finire il Salone degli Incanti nell’Ex Pescheria Centrale, oggi Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.

La partenza da questa città e dal suo mare è stata sofferta, anche perché rimane una sola notte prima del ritorno a casa, che passeremo ai piedi dei colli Euganei, giusto per intervallare il tragitto sulle due ruote.

La scelta è caduta su Battaglia Terme, giusto per evitare quell’atmosfera turistico-termale massificante delle località più celebri ed evitare il finto lusso stantio di molti hotel della zona. Spiace, perché Battaglia Terme, costruita sulle sponde del canale, sembra addormentata, completamente priva di vita sociale, nonostante le potenzialità che mi è sembrato di intravvedervi. Al di la della sua posizione strategica e delle attrazioni storico architettoniche che comunque non mancano, penso che se la riva ovest (via Terme), fosse pedonalizzata e minimamente popolata di esercizi pubblici e commerciali cambierebbe radicalmente il mood dell’intero paese. Probabilmente questo potenziale lo ha individuato anche Valentina, padrona di casa e collega che ha ristrutturato con passione e conoscenza del mestiere la Dimora Arco di Mezzo.

Affacciate direttamente sul canale, le camere sono progettate cercando di dotare ciascuna di esse di una propria identità, dalla doccia vetrata sul letto, alla piccola cucina finestrata sul canale, dal letto a baldacchino al piccolo balcone per bere un aperitivo al suono dell’acqua.

Ho apprezzato molto questo atteggiamento progettuale, in cui si pone al primo posto l’esperienza degli ospiti, senza però porsi il limite dei tradizionali schemi distributivi e arredi dozzinali… una volta tanto decidendo in autonomia secondo la propria professionalità.